8 maggio 2018

Aprire e gestire un file .SHP con il CAD



Sempre più diffusi ed accessibili i file .SHP dei software GIS possono essere utili anche all'utilizzatore di un semplice CAD. Scopriamo come gestirli con progeCAD 2018.

La sana moda dell’Open Data sta facendo sì che sempre più enti territoriali condividano - tramite il web - le basi di dati relative ai territori di competenza. Per dati si intendono anche dati grafici in formato vettoriale. Ecco dunque la possibilità di accedere facilmente a file che rappresentano carte tematiche e mappe in varie scale.

I files di questa natura sono evidentemente file nati per essere gestiti da software GIS (Geographic Information System) e quando si parla di GIS uno dei formati più diffusi è lo Shapefile (.SHP). 

Gli shapefile furono introdotti nei primi anni ’90 da ESRI,  la software house creatrice di varie applicazioni desktop GIS. Con il tempo il formato del file è diventato un ottimo file di interscambio fra sw GIS.

Ma chi lavora con un normale CAD può utilizzare questo tipo di file almeno per la consultazione ?

Consultare con il CAD

La maggior parte dei CAD AutoCAD compatibili non ha un comando diretto per importare uno Shapefile tranne progeCAD 2018
Per parecchi di essi, comunque, esistono vari plug-in disponibili sul mercato. Per citarne solo alcuni   Spatial Manager , che è disponibile per AutoCAD, BricsCAD e ZWCAD o MapRelate solo per AutoCAD.

Può apparire strano il fatto che molti dei software citati non abbiano un comando nativo per l’importazione di un file vettoriale. Ma, lo shapefile, non è solo un semplice file vettoriale…

La struttura dello shapefile

Lo shapefile, in realtà, è concepito per contenere, oltre che le informazioni geometriche relativa agli oggetti e alla loro collocazione nello spazio, anche i loro attributi. Si chiamano attributi, in ambito GIS, tutte le informazioni alfanumeriche di qualsiasi genere collegate ad una primitiva grafica che, tipicamente, rappresenta un elemento geografico (strada,fiume,lago,fabbricato ecc…).

Uno shapefile è costituito da più file. I file sono contenuti nella stessa cartella, hanno lo stesso nome ma diversa estensione. I principali file sono:
il .SHP che contiene le informazioni geometriche delle primitive;
il .DBF, file di database che contiene le informazioni (attributi) associate ad ogni primitiva grafica (un record per ogni primitiva);
il .SHX, un file indice;
Il .PRJ, che memorizzare le informazioni del sistema di coordinate.

Per importare uno Shapefile occorre, dunque, non solo una decodifica delle informazioni geometriche contenute nel .SHP, ma anche la lettura del database associato e la successiva assegnazione dei dati (attributi) alle entità grafiche.

L’importazione del .SHP in progeCAD 2018

Analizziamo l’importazione eseguita con progeCAD 2018, che ha un proprio comando interno per la gestione degli Shapefile.
Nel ribbon ‘Inserisci’ si trovano gli strumenti per gestire i file .SHP. 


Cliccando l’icona “Importa ESRI shape” si richiama il comando MAPIMPORT che mostra questa finestra :

La geometria

Dopo aver selezionato il file .SHP che si desidera importare si ha accesso alle opzioni che permettono di ‘governare’ il risultato dell’importazione.
Si hanno a disposizione 3 possibilità per caratterizzare gli oggetti grafici che si stanno per importare, essi possono:
  1. avere un colore diverso per ogni diverso valore di attributo (selezionato dalla lista a comparsa)
  2. giacere su un layer diverso per ogni diverso valore di attributo (selezionato dalla lista a comparsa)
  3. giacere su un unico layer con colore dalayer.
La sezione dei controlli per impostare il tipo di importazione
Come si vede nell'immagine seguente, la lista alla voce ‘Attributo:’ elenca tutti i tipi di attributi che sono stati classificati all'interno del database (file .DBF).
a sinistra la lista che elenca gli attributi disponibili corrispondenti ai Campi presenti nel database mostrato in vista tabellare a destra
Bisogna scegliere con giudizio l’attributo che si vuole utilizzare per discriminare i vari elementi, se si decide di porli su dei layer (caso 2).

Un tipo di attributo, ad esempio l’Area, che avesse un ventaglio di valori esteso, potrebbe far generare un numero di layer talmente elevato  che la lista dei layer potrebbe risultare ingestibile. Un file .SHP può contenere migliaia di oggetti.
Conviene, quindi, selezionare sempre attributi i cui valori siano contenuti in un range limitato.

l'elenco dei layer (a destra) generato scegliendo di raggruppare gli oggetti in base all'attributo "DESCR" del database (a sinistra)
Un ulteriore aiuto alla gestione delle numerose entità grafiche è la possibilità di raggrupparle in Gruppi (quelli che si creano con il comando GRUPPO) abilitando la casella ‘Raggruppa le parti’. 
Questa opzione, però, potrebbe ‘appesantire’ la memoria del DWG essendo i Gruppi ulteriori strutture di dati da memorizzare.

I colori ai layer e/o gli oggetti sono assegnati in maniera random

I dati associati

Infine, se si prevede di consultarli, si può decidere di importare anche i dati associati alle entità grafiche. Attivando la casella ‘Importa dati di forma’ si abilita la loro importazione. 

I dati (attributi) sono letti dal file di database e ‘attaccati’ alle rispettive entità grafiche utilizzando i Dati Estesi, chiamati anche Xdata. Questi Dati Estesi sono  accodati alle informazioni già presenti in ogni entità grafica (layer, colore, tipolinea, coordinate ecc.).

Questo fa si che, una volta terminata l’importazione, il file DWG contenga tutto lo shapefile (geometria + dati) sebbene organizzato secondo un'altra struttura. 

Consultazione e modifica dei dati

Il comando ‘Mostra dati ESRI shape’ consente di interrogare una entità grafica e consultare gli attributi ad essa associati. Una struttura ad albero nella finestra mostra gli attributi con i relativi valori.
la finestra di dialogo del comando per ispezionare i dati associati ad un oggetto
Il comando, in realtà, consente anche di modificare o aggiungere nuovi dati all'oggetto. Il tutto è possibile perché in questa fase si sta operando sui dati che sono stati permanentemente attaccati agli oggetti sotto forma di Dati Estesi (Xdata), come descritto in precedenza. 

Grazie a questo comando si può arricchire la propria mappa con altri dati e tenere aggiornati (modificandoli) i dati esistenti.


2 Comandi rapidi

Altri due comandi ad accesso rapido (non mostrano la finestra di dialogo) sono presenti nel Ribbon. Entrambi caricano lo shapefile su un unico layer, il primo senza dati  associati, il secondo con i dati.

Non confondere i file .SHP

Attenzione a non fare confusione tra i .SHP ESRI e i file .SHP già presenti nel CAD ed utilizzati per visualizzare le forme in particolari tipi di linea.
Sono due formati diversi e, quelli del CAD, sono una specie di primitiva forma di blocco (vedi comandi Carica e Forma ).
un tipolinea con forme (shape)

Conclusione


Pochi e semplici comandi consentono di gestire i file .SHP  come un normale .DWG, senza la necessità di avere un software GIS o appoggiarsi a servizi web.
Certo, non si dispone della possibilità di eseguire query o interrogazioni spaziali (come si farebbe in un vero software GIS).
Per chi volesse migrare facilmente verso un software GIS, ricordiamo che esiste GISMaker, sempre della Progesoft, che nella modalità d'uso è pressoché simile a progeCAD.

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