12 novembre 2017

Come tracciare il nome del disegno


Come indicare sull'elaborato cartaceo il nome e la posizione del file da cui è stato generato ?

Una buona consuetudine è quella di mostrare sulle tavole cartacee dei progetti il nome del file a cui fa rifermento quella tavola. Questo accorgimento permette di risalire rapidamente al file che ha generato quell'elaborato cartaceo.



Capita frequentemente quindi di vedere il nome del file, con relativo percorso, stampigliato in piccolo in un angolo della squadratura del foglio o all'interno della mascherina.

I campi dati 

Con l’avvento dei Campi Dati (Field) questa operazione è diventata ancora più facile. I Campi Dati, infatti,  hanno la caratteristica di fare riferimento a delle specifiche informazioni relative al file di disegno e di aggiornarsi nel momento in cui queste cambino.
Si evita così all'operatore di dover scrivere manualmente il nome ed il percorso del file in questione - operazione tediosa e tipica fonte di errori - oltre che creare una informazione ‘statica’ nel tempo.

Il classico utilizzo è quello di inserire 2 Campi Dati che fanno riferimento alle variabili:

  • DWGPREFIX, cioè la variabile che memorizza il percorso (path) in cui si trova il file dwg
  • DWGNAME, cioè la variabile che memorizza il nome del file 

Questo è un esempio per ottenere il nome completo del file:

 è un testo che contiene, dopo “file:”, i due Campi Dati che puntano alle due variabili sopra citate.

In certi ambiti , ad esempio nel campo della progettazione meccanica, si fa largo uso di ‘codici parlanti’ il nome del file, spesso, è la combinazione di una serie di sotto-codici alfanumerici ognuno dei quali, nell'ambito aziendale, ha un proprio significato.
Nei casi in cui si debba mostrare nella mascherina anche una codifica figlia del nome assegnato al file (al fine di mettere in evidenza soltanto determinati codici) i Campi Dati rappresentano un validissimo strumento.
Come forse sapete nei Campi Dati si possono inserire delle espressioni DIESEL (linguaggio di personalizzazione dei menu) che possono operare con le stringhe, ad esempio estraendo una parte di una stringa, nel nostro caso il nome file.


Nell’esempio mostrato in figura, oltre al classico nome file in mascherina, nella casella “CODICE” si è composta una stringa alfanumerica utilizzando:
i primi 3 caratteri del nome file (“105”)
i 4 caratteri a partire dall’undicesimo (“n312”)
i 2 caratteri a partire dal quinto (“45”).
Tra il secondo ed il terzo codice è stata inserita anche una “/”.
Il campo dati utilizzato ospita queste tre espressioni DIESEL:

In questo caso si è utilizzata la funzione Substr per prelevare una precisa porzione del nome del file.

I QR CODE

Un’altra tecnica per ‘tracciare’ un file al suo elaborato cartaceo potrebbe essere quella dell’utilizzo di QR code (quick response code).


Il QRcode è una evoluzione del codice a barre e consente di accedere rapidamente alle informazioni in esso contenute tramite un lettore ottico o tramite lo smartphone/tablet corredato di una apposita app.

L’architettura di questo tipo di codifica permette di memorizzare più informazione nello stesso codice.
Risulta facile quindi immaginare scenari in cui una azienda sviluppi la propria app di decodifica del codice. Lo scopo sarà quello di fornire uno strumento che restituisca una serie di informazioni una volta letto il codice.
Immaginiamo in una azienda meccanica dove l’operaio in officina, una volta letto sui disegni il QRcode, riceva immediatamente sul device una serie di informazioni (multimediali) collegate a quel disegno, per esempio:
  • video di montaggio del componente;
  • foto del pezzo finito;
  • audio che avverte su quali sono le criticità relative alla produzione di quel pezzo;
  • sigle e ubicazione di minuteria e accessori da installare sul componente.

Oppure, nel QR code, potrebbero essere contenuti  (non in chiaro) i riferimenti dei progettisti/tecnici da contattare in caso di bisogno: nome, telefono, email… , oppure può rappresentare un input da inviare al gestionale dell’azienda. Gli utilizzi sono pressoché infiniti.

È interessante quanto fatto dal sw CAD GstarCAD dove è presente un comando apposito, chiamato appunto QRCODE, che inserisce nel disegno il codice sotto forma di blocco.


Tramite la finestra di dialogo l’utente può decidere le info da inserire oltre che tutta una serie di parametri relativi al codice. Nella parte inferiore della finestra è presente una casella per l’inserimento diretto proprio del nome file.
Anche in ZWcad V18 è stato introdotto questo comando sebbene con una interfaccia con meno opzioni.


In AutoCAD, per ottenere lo stesso risultato, bisogna installare una app gratuita prodotta da Autodesk scaricabile gratuitamente e chiamata QR Codes 2016-2018 .

Un programma freeware è disponibile in linguaggio AutoLISP e può essere utilizzato con tutti gli altri CAD AutoCAD compatibili che supportino questo linguaggio. Anche questo può essere scaricato gratuitamente e si chiama QRCODE for AutoCAD .

I codici a barre

Stesso discorso fatto per i QRcode vale per i codici a barre che però hanno limitazioni maggiori per quanto riguarda le informazioni che possono contenere. I lettori di codici a barre comunque non sono rari in grandi aziende dove, per esempio, c’è la presenza di un magazzino, quindi non è difficile implementare anche una 'tracciatura' dei disegni e/o della loro codifica.

Sempre in GStarCAD è presente un comando (BARCODE) per generare, sotto forma di blocco, il codice in base agli input immessi.

Nel sw ‘cugino’ ZWcad il comando è stato introdotto nella versione 2018. Crea sempre un blocco ma, come si vede dall'immagine seguente, le opzioni di creazioni sono in numero inferiore.

Il Font

Una alternativa interessante e ‘diretta’ per ottenere il codice a barre nel nostro CAD è quella di definire uno stile di testo che utilizzi un font tipo “code39.ttf” o simili e assegnare questo stile ai testi che contengono l’informazione da trasformare in codice a barre.

I font di questo tipo hanno la rappresentazione grafica di ogni carattere non con la classica forma dell’alfabeto ma con barre bianco/nere (0 e 1 di un sistema binario) che codificano quel carattere.
Questi font non fanno parte della dotazione standard dei sistemi Windows, pertanto bisogna procurarseli ed installarli. Da questo sito di Fonts gratuiti è possibile scaricare il font.

Nella figura sottostante,  allo stesso testo, è stato assegnato lo stile di testo avente come font il Code39.ttf.


Se si adotta questo sistema bisogna solo assicurarsi che tutte le postazioni di lavoro siano fornite del font utilizzato altrimenti, riaprendo il disegno, si perderà quel tipo di rappresentazione.
C’è da ricordare, infine, che esistono vari standard di codifica dei codici a barre. Quelli che prevedono alla fine della sequenza un carattere di controllo, ad esempio, non potranno essere rappresentati con la tecnica illustrata sopra.

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